Il
punto di contatto fra la birra e il vino?
Lorenzo
Losi mi aveva un po’ colpito dicendomi che questa birra affinata in barrique era
ferma, senza carbonatazione, insomma senza bollicine.
Al
punto che l’ho fuggita un po’ preoccupato e non l’ho aperta per mesi, poi ho
preso il coraggio a due mani e con calma l’ho assaggiata.
E
l’ho finita in cinque minuti.
Ha
una freschezza incredibile, spiazzante nel suo corpo liscio e sfuggente,
amaricante e acido con echi belgi nei profumi iniziali, poi un po’ di caffè e
agrumi amarissimi.
Glu
glu glu
Impossibile
fermarsi.
E
il pensiero va al vino (forse perché è piatta), con sapori più intensi e una
dissetanza (cit) incredibile.
Pensavo
fosse una birra estrema, complicata prima che complessa invece scivola giù che
è un piacere.
Domani
vado a saccheggiare Black Barrel.
Kempè
Luigi
Poscritto
Lorenzo
in una mail che mi ha inviato, tecnicamente, la descrive così:
Schwarzbeer di 6,2%vol maturata tre mesi in
rovere, con una piccola aggiunta di Amaro San Simone, di struttura esile e
sentori di erbe medicinali, di facilissima bevuta, adatta ad un lungo
invecchiamento, imbottigliata piatta con schiuma quasi assente.
Postposcritto
Scopro solo ora guggolando che l’amaro in
questione è nato in Contrada Dora Grossa nella Torino del XV secolo ad opera di
Monaci lì residenti. Non cercate nella toponomastica attuale la via di Dora
Grossa, oltre al fatto che non esiste fisicamente più (rettifiche viarie del settecento)
ora, quel che resta, si chiama via Garibaldi.
A
Torino c’è stato e c’è fermento!
