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venerdì 15 giugno 2012

Mulini a vento, di Niccolò Desenzani


Scusate, ma voi pensate che l'unica modalità per la critica enologica sia partire con un canovaccio tecnico e applicarlo migliaia di volte?
Pensate che sia l'unico modo di educare il gusto?
Credete che i parametri di piacevolezza siano immutabili e che degustare sia applicare delle regole indistintamente a qualunque cosa capiti a tiro dei vostri nasi e delle vostre bocche?
Siete convinti che i vostri gusti non siano il prodotto delle vostre ricerche, di un’educazione, delle vostre attitudini e preferenze, delle fascinazioni che avete subito, del vostro desiderio di esprimere un gusto che in qualche modo vi rappresenti?
Che un bravo degustatore sia solo uno con più esperienza e capacità di applicare sistemi di valutazione assoluti?
Siete convinti che non potete commettere sbagli clamorosi?
Se scopriste di aver dato alla cieca un giudizio positivo a un vino sintetico costruito in laboratorio le vostre coscienze non ne verrebbero minimamente scalfite e accettereste di iniziare a bere quella tipologia? O siete convinti che nessuno riuscirà mai a fregarvi?
Vi ponete delle domande sui trattamenti e processi subiti dai cibi che mangiate?
Non vi è mai capitato di aver comprato prodotti solo perché sapevate che erano fatti in modo più etico, ecologico, biologico…?
E non avete magari realizzato che un frutto colto da una pianta potesse essere incomparabilmente più buono della stessa tipologia comprata in negozio nonostante presentasse dei “difetti” che l’avrebbero reso inidoneo alla vendita?

Niccolò Desenzani