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venerdì 6 luglio 2012

Celio, Grignolino del Monferrato Casalese 2008, Marco Canato


Celio, Grignolino del Monferrato Casalese 2008, Canato Marco, Vignale (AL).


Nord Monferrato* patria, parrebbe, del Grignolino.
Uva e poi vino di blasone, rientrava fino agli anni cinquanta nei vini rossi pregiati superiori.
E’ diventato poi sempre meno coltivato e vinificato in semplicità per dissetare nell’annata le formidabili seti degli operai e delle città che muovevano verso l’industria.
Scarico di colore, frutto, tannini (questi sì sempre un po’ esuberanti) e acidità.
Una sorta di rosato da servire fresco per accompagnare salumi, lardo e formaggi delle merende sinoire o delle pause pranzo lavorative.


Evidentemente la sua polivalenza ne ha decretato, unita  alla progressiva decadenza del territorio di origine, uno scivolamento verso il vin de soif da vendere sfuso.
Non che sia un cattivo bere, anzi, con il lardo di Moncalieri o il salame cotto tradizionale monferrino è da sballo.
Comunque sia qualche giorno fa sono passato da Canato per prendere dei campioni di vino per una degustazione.


Parliamo del più e del meno sino a che al momento di andare, mi consigliano di prendere una bottiglia di 2008 perché secondo loro con l’affinamento il Grignolino migliora e di parecchio.
Lo prendo senza indugio, intuisco che potrei avere delle sorprese.
La sera dopo entra in batteria con altri Grignolino.
E ci tramortisce per la sua eleganza e il passo fluido e setoso che ha nel bicchiere.
E pensare che non ne fanno una selezione da invecchiamento e tutta la massa è vinificata allo stesso modo in acciaio.


Ha profumi che dal frutto ormai trasmigrano verso la radice di liquerizia, il leggero goudron quasi affumicato e terroso, i fiori, il pepe.
Il tannino è addomesticato e rimane la piccantezza pepata e l’acidità tonica e vitale.
Ha degli echi di nobiltà e setosità.
Molto buono, molto interessante.
Da lasciare lì e vedere sino dove può arrivare.
Noi eravamo attoniti.
Bonne degustation.

Luigi

Compagni di merenda Fabrizio Gallino, Davide Marone che osteggiano con pervicace sfrontatezza la mia cotè “vino naturista” ma ai quali devo molto.

Ringrazio anche Maurizio Gily, profondo conoscitore dei luoghi e della cultivar, per i consigli.

*Il Monferrato a Nord del Tanaro è luogo molto affascinante e poco antropizzato con tantissimi paesi medievali sulle cime delle colline, da visitare e da rivalutare.


6 commenti:

  1. Eh sì era vino di blasone, presente alla corte dei Savoia e sulle più belle tavole d'Europa, poi venne "il diluvio" e il grignolino come anche altri vitigni perse il suo fascino.
    E' da qualche anno che seguo con interesse un risorgere del grignolino, grazie all'opera di alcuni giovani produttori che stanno lavorando assai bene e che credono nel proprio territorio.
    Il Monferrato del Nord è un paradiso tutto da scoprire, come non essere d'accordo con te:)

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  2. Nadia Schulze7 luglio 2012 10:48

    Un post davvero interessante anche per l'indicazione del Monferrato a nord del Tanaro, mi puoi dare qualche indicazione più precisa di paesi e cose da vedere?

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    1. I paesi da visitare sono parecchi: Portacomaro, Scurzolengo, Grana, Casorzo, Montemagno, Castagnole, Viarigi, Moncalvo, santuario di Crea, Vignale sicuramente bisogna fare un salto a Casale e poi la Val Cerrina.
      La caratteristiche di questi luoghi è la bassa antropizzazione e l'estrema dolcezza delle colline da fruire più per l'aspetto paesaggistico (abbastanza incontaminato)e la bellezza dei piccoli centri raramente deturpati da espansioni edilizie del dopoguerra più che per singoli monumenti.
      Bisogna girare lentamente fra le colline e godere delle viste e dell'ambiente.

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    2. Nadia Schulze8 luglio 2012 12:16

      Grazie!

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  3. Caro Luigi grazie per la citazione. In effetti sono ormai in molti ad essere convinti che occorra uscire dal luogo comune Grignolino= vino giovane, anche se ovviamente questa tipologia rimarrà sempre e avrà sempre i suoi estimatori. Tanto che si sta lavorando a una revisione del disciplinare del Grignolino del Monferrato Casalese che prevede la tipologia riserva (sebbene io abbia a mia volta qualche "riserva" su questo tipo di operazioni: non è il disciplinare che fa la qualità di un vino, modificare una DOC ha senso se a questo si accompagna una seria politica di prodotto, altrimenti è solo aggiungere complicazione)e una dozzina di produttori hanno firmato un "manifesto del grignolino storico" in cui si impegnano, dal 2012, a realizzare un partita di grignolino da commercializzare non prima di quattro anni, se la qualità della vendemmia lo permetterà. Canato è uno di questi. Sarebbe anche assai utile riunire le due DOC in una sola (Monferrato Grignolino) data la consistenza minima della produzione, a maggior ragione se si introducono le menzioni vigna e riserva, ma su questo temo che i campanili prevarranno. i detrattori di questa linea dicono che il grignolino in purezza non ha struttura e colore per invecchiare, ma molte degustazioni fatte smentiscono questa teoria. Certo non tutte le vigne e i territori si prestano, questo è evidente. Ma non è che, ad esempio, uno Chambolle Musigny abbia molto più colore di un grignolino se le uve sono mature.

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    1. Grazie per l'intervento che puntualizza la strada che avete intrapreso verso un Grignolino Riserva. Sicuramente è quella giusta se si riuscirà mantenere il prezzo adeguato alla tipologia e alla fama del vino. Infatti come gia ti ho detto l'unica versione invecchiata è messa sul mercato con prezzi, per me, insostenibili 25,00/30,00 euro e con affinamento (tutti tonneau nuovi) molto invasivi e discutibili.
      Per quanto riguarda le due doc la maggior parte degli esegeti del Grignolino sostiene una differenza sostanziale fra quelli d'Asti e quelli del Monferrato Casalese ritenuti più morbidi e dai tannini inizialmente più gentili, per cui riunirli sotto un'unica doc, anche se auspicabile, sarà come dici tu molto difficile.

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